Me pizzica, me mozzica, me devo da sfogà...

domenica 25 gennaio 2009

Il mistero del canone misterioso...

Sir Arthur Conan Doyle - da Wikipedia
Neanche Sir Arthur Conan Doyle avrebbe immaginato qualcosa di più contorto e misterioso dell'argomento che vado a trattare.
A parlarne viene in mente la parodia di Carlo Lucarelli fatta da Fabio De Luigi... paura eh!?
Stiamo parlando del mistero del canone misterioso: l'abbonamento alla RAI!

In passato ho già trattato l'argomento, soprattutto per quanto riguarda le così dette "soluzioni" al problema del mancato pagamento o per meglio dire, della limitata copertura che lo stesso avrebbe delle spese della RAI.

Ma la notizia di questo giorni è che finalmente in Parlamento un Governo, l'attuale, ha ammesso che qualunque soluzione è subordita a capire che caspita sia il canone RAI (o come lo si vuol chiamare). In dubbio c'è la natura dello stesso e su cosa lo si debba far pagare. Non è un dubbio da poco, visto che a pagarlo sono in tanti e che in teoria, legendo cosa ne dice la RAI stessa, sarebbero molti di più.

In un mio articolo del 7 dicembre spiegavo in dettaglio che s'intende per canone d'abbonamento RAI: in buona sostanza con questo contorto termine pseudo-giuridico si vuole indicare puramente il pagamento di un'imposta di possesso di apparecchi radio-televisivi o similarmente atti o adattabili alle medesime funzioni. Il dramma normativo nasce proprio da questa bislacca clausola, la cui responsabilità è stata fatta più volte ricadere da varie Corti ai Governi in carica per quanto concerne l'individuazione di tali strumenti.

In somma, l'apparato giuridico italiano, la briga di stabilire se uno smartphone o un lettore MP3 debba o meno essere sogetto al canone, non se la vuole prendere (e giustamente, aggiungo io) e demanda all'organo competente, il legislatore, affinché integri la normativa per far sapere cosa rientri e cosa no.

Qui si apre un pandemonio parlamentare ed extra-parlamentare, dato soprattutto dalle proposte dell'ADUC che vorrebbe far pagare il canone a tutte le aziende italiane che possiedono computer inquanto questi strumenti sono adattabili per la ricezione del segnale.
In realtà sarebbe un doppio pagamento: all'ADUC si scordano che le "aziende" non sono individui assestanti (soprattutto visto che le formule più diffuse di azienda in Italia sono la ditta individuale e la S.r.l. uninominale), ma persone che, quindi, dopo aver pagato il canone a casa, dove perlomeno percepiscono un servizio, lo pagano anche come ditta o società, dove però il servizio non lo percepiscono.

La proposta è in perfetto stile condominiale, dove normalmente ciò che alcuni condomini non pagano, viene dagli amministratori caricato sulle quote degli altri.

Tecnici intenti ad effettuare manutenzione a un cluster di computer - da WikipediaChissà come farà il Governo a capire cosa sia il canone, ce lo auguriamo tutti, perché le incertezze sono sempre deleteria. A me sembra che sia chiarissimo cosa sia: è un obbligo, una tassa che si paga su una enorme rosa di oggetti, dalle radioline a pile da 15 euro dall'ambulante fino ai cluster computer universitari per il calcolo medico e fisico-particellare (pure quelli sono computer: basta attaccare un monitor al server centrale ed una scheda video con presa TV... ed hai una cluster-TV!).

1 commento:

Anna Vercors ha detto...

Speriamo che prendano decisioni sensate...

Buona giornata!

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